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 Aspettando Matilde

Intanto si erano fatte già le nove, ma Matilde, che doveva essere arrivata da mezz’ora, non si vedeva ancora.

Dovevamo fotografare una nuova collezione di biancheria intima per il catalogo di una grande ditta di abbigliamento.

Matilde posava per me da anni come modella per foto di nudo artistico e, ogni tanto, la ingaggiavo anche per foto di moda su commissione.

Aveva un corpo ben proporzionato: sia il viso, sia i seni e i glutei non avevano niente da invidiare alla Venere di Milo.

Nell’atelier c’era già Miriam, la truccatrice, che arrivava sempre puntuale e imprecava quando le modelle ritardavano. Se ne stava seduta sul divano sfogliando una rivista di moda. Aveva compiuto da poco 20 anni. Aveva un viso molto carino e due occhi verdi stupendi. I capelli neri, che teneva sempre sciolti, le scendevano sino alle natiche. I seni piccoli a coppa, messi in risalto dalla maglietta stretta perché lei non indossava mai reggiseno, erano la delizia dei suoi ammiratori. Anche lei aveva un corpo ben proporzionato e avrebbe potuto fare anche la modella, se il suo fidanzato non fosse stato troppo geloso.

E intanto si erano già fatte le nove e trenta e Matilde ancora non si vedeva.

Ed io, vedendo che Miriam continuava a sfogliare la rivista di moda, le proposi di posare lei al posto di Matilde.

-Tu sei matto! – mi disse – perché io per le foto di biancheria intima non sono per niente adatta; il mio fidanzato non vuole che mi depili e quindi non posso indossare un tanga, come si usa oggi.

– Caspita! – le risposi io – Allora potresti farmi da modella per fotografare “L’origine du monde” come nel quadro di Goustave Courbet. Tanto il viso non si vede. Ti pago bene. Dimmi quanto vuoi.

Miriam scoppiò a ridere e maliziosamente rispose:

– La mia vulva è un capolavoro e potrei anche fartela vedere, perché non sono prude. Ma non mi fido di te, che vorrai anche toccarla. Se mi prometti che tieni le mani a posto e che fotograferai solo “L’origine del mondo” senza inquadrare il viso, potrei fartela ammirare, ma ad un determinato prezzo. Tu paghi le modelle 20 € all’ora come nelle accademie. Ma a me per fotografarla dovresti darne almeno 100 € perché è veramente troppo bella. Il mio fidanzato, che studia lettere antiche all’università e che ogni volta che facciamo l’amore, cita un’iscrizione latina che si trova in una basilica pompeiana e che so a memoria: “Futuitur cunnus pilosus multo melius quam glaber et eadem continet vaporem  et eadem velit mentulam.” Tradotto volgarmente significa che una figa pelosa scopa molto meglio di una figa pelata e la stessa s’inumidisce e vuole il cazzo. Cazzo in latino si dice “mentula”.

Dopo averla ascoltata a bocca aperta e allibito sulle sue conoscenze latine, le propongo:

– Va bene, fammela vedere adesso e ti do 20 €. Se veramente dovesse piacermi, concorderemmo una seduta fotografica di tre ore e ti pagherei la tariffa piena.

– Dammi prima i 20 € e poi te la faccio vedere. – ribatte sorridendo Miriam.

Le do subito i soldi e lei si alza la gonna e abbassa le mutandine. Il pelo lussureggiante le copre tutto il pube. Ma io subito le dico che dovrebbe farmela vedere esattamente come nel quadro di Courbet, perché è così che la vorrei fotografare. Allora Miriam si toglie le mutandine, si adagia sul divano e apre le cosce per metterla bene in mostra come quella del quadro famoso.

A me il cuore batte all’impazzata. Sono diventato spettatore di una visione voluttuosa, tutta pelosa, con le grandi labbra turgide e le piccole rugiadose e gocciolanti. Dall’espressione del mio viso Miriam capisce che sono tutto preso dalla sua vulva selvaggia.

Dopo averla contemplata alquanto frontalmente, la prego di farmela vedere da dietro, inchinandosi davanti e alzando i fianchi per tendere al massimo i glutei e il perineo.

– Ma allora mi devo mettere “more ferarum” come scrive Lucrezio nel libro quarto del suo De rerum natura. In cui la donna “pectoribus positis” e “sublatis lumbis” si offre all’amplesso – osserva Miriam, sfoggiando di nuovo il latino del liceo.

– Sì, esatto. – rispondo io – in latino viene definito come “coitus a tergo” e in inglese “Doggy Style”. Comunque, contemplando il tuo lato B, sono colpito soprattutto dallo sfintere anale a raggiera che mi fa pensare all’ostensorio che si porta in processione nella festa di Corpus Domini. È proprio un capolavoro.

– Adesso che l’hai vista davanti e di dietro mi rivesto perché sono tutta bagnata. – sussurrò Miriam.

– Va bene, concordiamo una data per immortalare la tua origine del mondo.

 

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